Come si contesta una CTU

 

La CTU (consulenza tecnica d’ufficio) per quanto elemento fondamentale in seno al processo può essere sottoposta a contestazione. In pratica una delle parti del giudizio (od anche entrambe) si può non solo opporre ai quesiti stabiliti dal giudice in merito alla consulenza, ma si può anche esperire opposizione per mancanza di contraddittorio con l’avvocato di parte. In casi specifici che vedremo poi avanti, la consulenza può essere pure annullata, costringendo così il giudice di nominare un nuovo consulente al fine di ottenere ulteriori perizie d’ufficio.

 

I primi passi per contestare la CTU

La CTU (useremo in tal sede l’acronimo per indicare non il consulente ma la relazione da lui redatta) può quindi essere sottoposta a contestazione, non solo dopo essere stata propinata in sede di giudizio, ma anche in corso di svolgimento. Nel momento in cui i fatti il giudice nomina un consulente, stila un elenco di domande, di quesiti, cui vuole trovare risposta attraverso la relazione d’ufficio. Insomma queste formulazioni rappresentano le linee guida che il consulente dovrà seguire per svolgere il suo lavoro in seno al processo. Dal momento che tutto quanto viene messo agli atti, e dunque gli avvocati delle parti sono a conoscenza di come ci si sta muovendo, le prime contestazioni possono già arrivare dai due legali, affinché i, giudice cambi direzione di marcia e modifichi i quesiti.

 

Un ulteriore modo di mettere “bastoni tra le ruote” alla CTU arriva durante l’arco del suo svolgimento. Questo soprattutto  se si viola il principio del contraddittorio (ovvero il diritto delle parti coinvolte nel processo a prendere parte a tutte le fasi dello stesso). Il consulente compie dal suo canto delle indagini per avere chiaro il quadro della situazione. E solo a conclusione di questa fase esplorativa, stila la sua relazione contenente le sue deduzioni e osservazioni del caso. Letta la CTU si possono sollevare le Contestazioni.

 

Le contestazioni dopo le operazioni peritali

A questo punto andiamo a valutare l’ipotesi di contestazione al termine delle operazioni peritali. Dopo l’incontro che avviene tra il consulente di parte e il consulente d’ufficio, il difensione (l’avvocato) può dichiarare che la consulenza sia danneggiante nei riguardi del suo assistito. Una simile ipotesi si verifica allorquando il contenuto della CTU sia del tutto errato, e non abbia centrato quelli che sono gli aspetti clou necessari per risolvere il caso. In tale ipotesi sarà il giudice de quo a stabilire se ci siano i presupposti della contestazione ed eventualmente se necessario ripetere le operazioni peritali od anche nominare nuovo consulente d’ufficio.

Doveroso evidenziare che la contestazione può avvenire solo da parte dei difensori che operano in giudizio, anche se il Giudice ha la facoltà di manifestazione di un suo dissenso. Lui infatti può anche stabilire di escludere la relazione esperita dal fascicolo, perché parziale, o non attendibile.

 

Ipotesi di nullità della CTU

In apertura abbiamo detto che esistono casi in cui si può sollevare l’ipotesi di nullità della CTU. Più nello specifico questo avviene, quando il consulente non comunica alle parte di aver dato il via alle operazioni. Oppure questo avviene quando le parti non partecipano all’operazione di perizia. È nulla altresì la consulenza che è andata oltre i limiti stabiliti dal giudice con i suoi quesiti.

 

La nullità si solleva anche nel caso in cui le operazioni peritali vengono esperite da consulenti non nominati dal giudice, o quando nella relazione manca deposito e sottoscrizione del professionista. Affinché possa valere la nullità, la parte interessata ne deve eccepire azione nei termini stabiliti per legge. È stata la Corte di Cassazione a stabilire che l’azione di nullità si solleva entro la prima udienza, o al massimo entro il primo scritto difensivo. Qualora venga accolta la domanda, il Giudice sarà tenuto a nominare un nuovo consulente che ripeti ex novo tutte le operazioni peritali.

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